Genuinità e Tradizione

I nostri Prodotti (Ricette, Tradizioni e Storie di Cultura Contadina)

I VINI DEL CASONE, LA STORIA DEL LAMBRUSCO

La nostra Cantina produce vini con Metodo Ancestrale, a fermentazione naturale in bottiglia senza solfiti aggiunti (sono presenti solo quelli naturalmente prodotti dall'uva) che sono realizzati con uve provenienti solo dai nostri vigneti, controllati sia per trattamenti che per qualità del frutto.
 
Questi stessi vini ("Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOP", "Pignoletto dell'Emilia IGP" e Rosè) li puoi gustare nelle cene del nostro Agriturismo ogni venerdì e sabato sera e domenica a pranzo. In estate ci sono anche le cene in vigna da non perdere.
 
Come si legge anche su lambrusco.net, la storia del LAMBRUSCO è antichissima e si trova già nelle testimonianze di poeti e scrittori dell’età classica – Virgilio, Catone, Varrone – che raccontano di una “Labrusca vitis”, un vitigno selvatico che cresceva ai margini delle campagne. Strabone, geografo greco, descrive la prosperità della Cispadania (Emilia e parte della Romagna) riconducendola alla grande quantità di vino prodotto. Plinio il Vecchio, nella sua “Naturalis Historia” (78 d.C.), sostiene che l’area padana fosse particolarmente vocata alla vite e che i vini migliori giungessero dalle viti maritate agli alberi lungo la via Emilia. 
 
La leggenda vuole che Matilde di Canossa, in piena lotta per le investiture, vinse la battaglia di Sorbara lasciando del vino lambrusco nel castello assediato dalle truppe nemiche che, inebriandosi, caddero nel sonno e furono incapaci di combattere. 
 
L’evoluzione tecnologica nella produzione di vini frizzanti e spumanti avrà un impulso definitivo nel Sette-Ottocento. Il Conte Vincenzo Dandolo pubblica nel 1814, a Modena, le indicazioni per produrre e imbottigliare correttamente vini spumosi, passaggi cruciali per poter commerciare il Lambrusco senza alterazioni.
Come si legge anche su lambrusco.net, la storia del LAMBRUSCO è antichissima e si trova già nelle testimonianze di poeti e scrittori dell’età classica – Virgilio, Catone, Varrone – che raccontano di una “Labrusca vitis”, un vitigno selvatico che cresceva ai margini delle campagne. Strabone, geografo greco, descrive la prosperità della Cispadania (Emilia e parte della Romagna) riconducendola alla grande quantità di vino prodotto. Plinio il Vecchio, nella sua “Naturalis Historia” (78 d.C.), sostiene che l’area padana fosse particolarmente vocata alla vite e che i vini migliori giungessero dalle viti maritate agli alberi lungo la via Emilia. 
 
La leggenda vuole che Matilde di Canossa, in piena lotta per le investiture, vinse la battaglia di Sorbara lasciando del vino lambrusco nel castello assediato dalle truppe nemiche che, inebriandosi, caddero nel sonno e furono incapaci di combattere. 
 
L’evoluzione tecnologica nella produzione di vini frizzanti e spumanti avrà un impulso definitivo nel Sette-Ottocento. Il Conte Vincenzo Dandolo pubblica nel 1814, a Modena, le indicazioni per produrre e imbottigliare correttamente vini spumosi, passaggi cruciali per poter commerciare il Lambrusco senza alterazioni.
 
Perché si chiama LABRUSCO GRASPAROSSA? Molto semplicemente si chiama grasparossa a causa del raspo, che diventa rosso a maturazione.
 
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